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La dislessia, la famiglia e la scuola


By on 6-29-2014 in benessere e salute

Renata Fontanelle- Se si accenna alla dislessia talvolta sembra di parlare di un argomento sconosciuto ai più, anche nell’ambito della scuola; eppure, secondo le stime più recenti, sembra che soffrano di questo disturbo, che non è una malattia in quanto non gode del principio della transitorietà, il 10% della popolazione, cioè circa 700 milioni di persone in tutto il mondo.

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In realtà si parla di dislessia dal 1890, quando il dott. Bateman associò il nome di “dislessia” al fenomeno di disturbo nella lettura che allora si pensava fosse causato da trauma cerebrale (dislessia acquisita). Solo in seguito si parlò di dislessia evolutiva che venne descritta invece come un disturbo visivo.
Ma fu il dott. W. Pringle Morgan ad essere considerato il padre della dislessia perché fu il primo ad analizzarla ed a individuare le caratteristiche di viva intelligenza nei dislessici.
La dislessia viene studiata dalla psicologia, dalla linguistica, dalla neurobiologia in quanto non si sa ancora con esattezza quale ne sia la causa. Chi dice che è stato rilevato un deficit tra le tredici aree del cervello che concorrono all’elaborazione e allo sviluppo del linguaggio; chi invece che è un difetto genetico dovuto al cromosoma 15.
Qualunque ne sia la causa, è un disturbo dell’apprendimento che rende arduo imparare a leggere con scioltezza e capire il testo letto. Il disturbo non ha niente a che vedere con l’intelligenza ma, piuttosto, con la struttura stessa del cervello indipendentemente dalle capacità cognitive dell’individuo.
Come affronta questo disagio la nostra scuola?
La scuola riconosce questo disturbo e ne prevede il “trattamento” attraverso leggi specifiche che però non sono conosciute a sufficienza dai dirigenti scolastici e dai docenti.
Talvolta accade che la diagnosi, a carico delle ASL, venga effettuata in ritardo provocando danni irreversibili.
O accade che, anche con una precisa diagnosi, non vengano attuati i percorsi di recupero con gli strumenti compensativi previsti. Fortunatamente ci sono esempi positivi in cui c’è la volontà di aiutare l’alunno a superare i suoi problemi ma non c’è la competenza; altri in cui i docenti sono aggiornati e cercano di intervenire con metodi adatti al problema dell’alunno.
E’ importante però affrontare le difficoltà di chi soffre di Disturbi Specifici di Apprendimento nel suo complesso; il problema dei bambini con DSA non si esaurisce nelle difficoltà scolastiche, e quindi in una brutta pagella, ma si riversa in modo preponderante sulla vita sociale e familiare.
In particolar modo per gli studenti con DSA, il lavoro scolastico, anziché svolgersi prevalentemente a scuola con un impegno a casa limitato, invade molto del tempo dedicato alla vita in famiglia.
Le difficoltà che il giovane con DSA incontra nello scrivere e nel leggere (e talvolta, come conseguenza nell’attenzione e concentrazione) contribuisce a svalutare, ridurre la qualità del lavoro a scuola ed a richiedere un impegno notevole a casa per recuperare. E, per le caratteristiche stesse dei DSA, spesso essi non sono in grado di studiare da soli o di realizzare compiti scritti o grafici da soli rendendo “obbligatorio” l’aiuto di un familiare.
Questo onere “obbligatorio”, che pesa sul genitore, e gli insuccessi scolastici acuiscono le tensioni, già presenti nei nuclei familiari che hanno appreso il disturbo del figlio, creando situazioni di gravi stress o addirittura guastando i rapporti tra i componenti della famiglia.
Talvolta poi si creano rapporti difficili od addirittura conflittuali tra la famiglia e la scuola o tra l’alunno e la scuola, causando nei giovani disamore per l’istituzione – scuola o, in casi peggiori, per l’apprendimento, per la lettura, per i rapporti sociali.
Un ulteriore conseguente passo è il senso di fallimento vissuto dal bambino con il crollo dell’autostima. Il disamore per l’apprendimento e per la scuola provoca talvolta reazioni che conducono a comportamenti scorretti o di disturbo a scuola o, al contrario, all’annullamento di sé nella speranza di non essere preso di mira. E’ esperienza comune nei ragazzi con DSA l’essere deriso dai compagni perché considerati “tonti” e rimproverati dai docenti perché “pigri”.
Le carenze più comuni per questi bambini.
Nell’ambito scolastico:
difficoltà di lettura,
difficoltà di scrittura,
difficoltà di attenzione,
difficoltà di esprimersi,
rifiuto nei confronti dell’apprendimento.
Nell’ambito sociale/psicologico:
difficoltà di relazionarsi con i coetanei in modo corretto,
sfiducia nell’adulto,
autostima molto bassa.
E’ importante quindi interessarsi in modo integrale dei problemi di un dislessico per consentirgli una crescita consapevole, attraverso un superamento sereno delle difficoltà e un accrescimento e sviluppo delle sue abilità.

Articolotre.com



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